
Raffaello a 25 anni è già un artista affermato e ha realizzato alcune delle sue opere più famose come i ritratti di Maddalena Strozzi e Agnolo Doni oggi agli Uffizi, lo Sposalizio della Vergine oggi alla Pinacoteca di Brera e la Pala Baglioni oggi alla Galleria Borghese. Ma Raffaello sa bene che per ottenere il riconoscimento massimo del suo talento deve lavorare a Roma, la capitale dell’arte nel ‘500, alla corte dei massimi committenti di questo periodo, ovvero i papi.
L’occasione arriva nel 1508 quando Donato Bramante, pittore e architetto anche lui di Urbino, presenta Raffaello al papa Giulio II, che in quegli anni era impegnato a riportare prestigio a Roma attraverso l’arte. Roma è un cantiere aperto che vede la presenza dei principali artisti dell’epoca. Oltre a Bramante, impegnato nel progetto della nuova Basilica di San Pietro, c’è anche Michelangelo che sta affrescando il soffitto della Cappella Sistina.
A Raffaello viene dato l’incarico di affiancare la squadra di artisti che erano impegnati nella decorazione dei nuovi appartamenti papali, le Stanze Vaticane. Ma dopo le prime decorazioni la bravura di Raffaello è tale che Giulio II decide di licenziare gli altri pittori e affidare a Raffaello la realizzazione della decorazione di tutte le sale. Inizia così il lavoro più prestigioso della carriera di Raffaello, che lo consacrerà come uno dei più grandi di sempre.
Le Stanze Vaticane sono in tutto 4 e Raffaello, insieme alla sua bottega, realizza gli affreschi delle pareti. Celebri sono la Disputa del Sacramento e la Scuola di Atene nella Stanza della Segnatura. Ma io oggi voglio parlarvi di un altro affresco, presente nella Stanza di Eliodoro, che racconta un fatto storico realmente accaduto, circondato da un alone di mistero che ha alimentato numerose leggende. Sto parlando dell’incontro tra Attila e Leone I, avvenuto nel 452.
Come spesso accade l’arte si serve del passato per raccontare il presente e per sottolinearne il suo alto valore simbolico Ma per capire meglio di che cosa stiamo parlando, è opportuno iniziare con il conoscere i protagonisti di questa storia.
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Chi era Attila, il Flagello di Dio
Qualunque siano stati i vostri studi scolastici, so per certo che il nome di Attila vi evocherà immediatamente il suo famigerato soprannome, Flagello di Dio. Un soprannome che si era guadagnato per “meriti” sul campo e che aveva accresciuto la sua fama tra i contemporanei.
Ma chi era Attila? Attila era il re degli Unni, una popolazione nomade proveniente dall’Asia centrale, più probabilmente dalla Siberia meridionale, che a suon di guerre, massacri e atrocità di ogni genere era giunto a varcare i confini dell’Impero Romano, mettendo a dura prova la sua oramai fragile unità. Si diceva che dove passava Attila non cresceva più l’erba e molti storici lo hanno considerato uno dei sovrani più potenti della tarda antichità.
C’è da dire anche che l’impero non era più quello di un tempo e del resto di lì a pochi anni sarebbe avvenuta la sua definitiva dissoluzione. Già nel 410 i Visigoti, guidati da Alarico, avevano saccheggiato Roma e il ricordo di quel triste momento era impresso nella mente di coloro che lo avevano vissuto. Attila sembrava ancora più spietato e Roma non era in grado di affrontarlo.
Onoria e la proposta di matrimonio
A complicare le cose ci si mette Onoria, figlia di Galla Placidia e sorella dell’imperatore Valentiniano III. Si dice spesso che la storia sembra fatta solo da uomini e che le donne abbiano avuto un ruolo marginale, ma questo non è il caso e i fatti ce lo dimostrano. Onoria non rispecchiava il perfetto modello di virtù femminile tanto caro agli antichi romani. Al contrario era famosa per le sue avventure amorose e per la sua libertà, tanto da essere protagonista di un omonimo film del 1954 con Anthony Quinn Sophia Loren. Ma al di là del suo temperamento Onoria era pur sempre una donna e soprattutto di altissimo rango, e per tale ragione doveva sottostare alla volontà del fratello imperatore.
Qui le fonti storiche si dividono: secondo alcuni Onoria era stata rinchiusa in un convento per volontà del fratello, per evitare possibili matrimoni che avrebbero messo a rischio la successione dell’impero; secondo altri invece Onoria sarebbe stata promessa in moglie, contro la sua volontà, al senatore Flavio Basso Ercolano. Qualunque sia la verità, quello che sappiamo per certo è che Onoria non accetta passivamente nessuna delle due decisioni e invia una richiesta di aiuto addirittura ad Attila, il nemico numero uno!
Richiesta di aiuto che viene interpretata da Attila come proposta di matrimonio e prontamente accettata. Del resto con questo matrimonio Attila poteva avanzare pretese sull’impero romano senza neppure combattere. Ovviamente Valentiniano si appresta prontamente a smentire il tutto, ma questo non ferma Attila che valica i confini dell’Italia, pronto a prendersi il comando dell’impero. Valentiniano scappa dalla capitale Ravenna e si rifugia a Roma. A questo punto solo un aiuto dall’alto può salvare l’impero dalla sua dissoluzione.
Leone I detto Leone Magno
L’aiuto dall’alto arriva e qui entra in gioco il terzo protagonista di questa nostra storia, ovvero papa Leone I, divenuto famoso con il nome di Leone Magno. Il cristianesimo era diventata religione ufficiale dell’impero a partire dal 380 con l’editto di Tessalonica, ponendo così fine al paganesimo e a qualsiasi altra religione. Il potere della Chiesa cominciava ad avere un peso sempre più decisivo anche in ambito politico, e dopo la caduta dell’impero fu uno dei pochi elementi che fecero da collante ai nascenti regni romano barbarici. Questo spiega il ruolo decisivo che ebbe il papa in questa vicenda.
L’incontro tra Attila e Leone I
Papa Leone I parte da Roma insieme a una delegazione che ha il compito di fermare Attila e di negoziare con lui la pace. Ed è sulle rive del Mincio, nel 452, che avviene lo storico incontro tra Attila e Leone I: i due si parlano, hanno un faccia a faccia, dialogano a lungo e alla fine Attila decide di abbandonare il suo proposito di conquistare Roma.
Che cosa è avvenuto? Che cosa ha detto Leone I ad Attila per convincerlo ad andarsene senza colpo ferire? Probabilmente non sapremo mai la verità, e come spesso accade la mente umana tende a riempire con la fantasia i vuoti lasciati dalla realtà. E così secondo una versione più leggendarie e mistica, durante questo incontro sarebbero comparsi in cielo San Pietro e San Paolo, pronti a correre in soccorso di Roma e a colpire il re unno. Cosa che quindi lo avrebbe spaventato a tal punto da indurlo a ritirarsi.
Secondo una versione realistica e venale invece il papa avrebbe offerto ad Attila una ingente somma di denaro in cambio del suo ritiro immediato e senza alcun danno. Del resto questa non sarebbe stata la prima volta. Solo pochi anni prima con le stesse modalità era stata risparmiata la città di Costantinopoli.
La versione di Raffaello
Raffaello viene incaricato di rappresentare questo incontro in una delle lunette della Stanza di Eliodoro. Si trattava della stanza delle udienze private del papa e doveva rappresentare la protezione divina sulla Chiesa e sul papato. Tutti gli affreschi presenti in questa stanza sono stati realizzati con questo scopo e l’incontro tra Attila e Leone I non fa di certo eccezione.
Raffaello quindi opta per la versione mistico leggendaria:
- sulla sinistra rappresenta il papa a cavallo, con volto fiero e sicuro, circondato dalla sua delegazione e preceduto da un crocifisso;
- in alto i due principi degli apostoli, Pietro e Paolo, con tanto di spade sguainate e pronti a colpire senza pietà;
- sulla destra Attila a cavallo, piuttosto spaventato da questa visione. Il suo sguardo è rivolto verso l’alto ma il suo corpo è tutto proteso verso destra, come se volesse già intraprendere una fuga. Attorno a lui cavalli imbizzarriti, uomini atterriti che tentano a loro volta una fuga. Un messaggio che arriva forte e chiaro.
Alle loro spalle Raffaello rappresenta non la Roma di Attila e Leone I, ma quella del suo tempo. Riconosciamo il Colosseo e altri monumenti, e riconosciamo anche una battaglia in corso. Il ‘500 infatti fu un secolo di grandi battaglie, soprattutto sul territorio italiano, ed il papa ebbe sempre un ruolo preminente. Raffaello quindi vuole sottolineare il potere papale nelle questioni politiche.
Ma c’è di più. Raffaello inizia il lavoro durante il papato di Giulio II che nel 1513 muore e subito dopo viene eletto papa Giovanni Di Lorenzo de Medici, con il nome di Leone X. Una omonimia non casuale, che serve a creare come una sorta di linea invisibile tra il passato e il presente, una linea che ribadisce quanto il papa possa essere influente in maniera decisiva.
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